L’itinerario ad anello congiunge il colle del Lys (1314 m) con la frazione Mompellato di Rubiana (1100 m)
Difficoltà: T (turistico)
Tempo di percorrenza: 2h e 30’
Dislivello:214 m sia in salita sia in discesa

Il percorso

La storia

La mappa

Sul sentiero
Il percorso
Dall’Ecomuseo della Resistenza al Colle del Lys, si prende il sentiero che sale sulla destra della facciata d’ingresso (indicazioni per Favella). Attraversati alcuni prati, il sentiero diventa una strada asfaltata che termina davanti a un albergo ristorante; fiancheggiando l’edificio sulla destra, una carrareccia conduce al colle della Frai (1337 m).
Anziché proseguire verso le miande Frai, giunti al colle occorre voltare a sinistra su un’altra carrareccia che si abbandona dopo pochi metri. Mediante il sentiero che, verso destra, cala prima in un prato e poi in una fitta faggeta (n. 570, segnavia Cai bianco-rossi), costeggiando le pendici sud-orientali del monte Rognoso si raggiunge la borgata Suppo di Rubiana (1244 m).
Su una strada in parte asfaltata e in parte a fondo naturale, si scende quindi alle borgate Riva (1160 m) e Nicol (1109 m) confluendo infine nella strada provinciale n. 197. Risalendo la strada provinciale, dopo qualche decina di metri si perviene alla frazione Mompellato di Rubiana e, con un tratto ulteriore e poco più lungo di cammino, al bivio a sinistra verso la Casalpina (indicazioni). Ancora su strada asfaltata si sale all’edificio per vacanze, da cui una carrareccia conduce alla borgata Bertolera (1229 m).
Superato l’abitato rurale, dapprima su mulattiera contornata da muretti a secco diretta a nord-ovest e quindi attraversando un prato si perviene a un’insellatura da cui, con breve discesa nel bosco mediante strada sterrata e sentiero, si raggiunge infine il piazzale del colle del Lys.
La storia
Durante la guerra di Liberazione la frazione Mompellato di Rubiana fu centro importante di Resistenza civile e, in quanto tale, ebbe una funzione supporto determinante per i partigiani della 17ª brigata Garibaldi che operavano nella zona.
Figura centrale fu il parroco don Evasio Lavagno, che interpretò il proprio ruolo spingendosi ben oltre la missione di pastore del gregge che gli era affidato. Fin dall’inizio del conflitto civile egli allestì un servizio di informazioni mediante staffette con il parroco della frazione Bertesseno di Viù, don Stefano Mellano. In seguito, non esitò ad ospitare le riunioni del Comando di brigata nella casa canonica né a dare alloggio in segreto a madri, mogli e sorelle dei partigiani. Inoltre, si assunse il compito di dare provvisoria sepoltura ai caduti nel cimitero della chiesa di san Grato.
Altra persona importante fu Attilio Badone. Imprenditore torinese della pelletteria che, dopo la distruzione della sua fabbrica di valigie – avvenuta nel luglio 1943 durante un bombardamento alleato – era sfollato con la famiglia a Mompellato e ne aveva traslocato i macchinari a Villardora. Tra ottobre e dicembre del 1944, il grande salone al piano terreno della villa, in cui risiedeva in località Mollarfornero, venne destinato ad infermeria dopo la requisizione operata dal comando partigiano. Una circostanza che avrebbe potuto creare attrito, ma che Badone accettò di buon grado inaugurando relazioni cordiali con i partigiani, che sarebbero durate anche a guerra finita.
Ruolo preminente ebbe infine il professor Mario Chiò, docente di farmacologia nella facoltà di Chimica dell’Università di Torino, sfollato nella casa di Mompellato che ancor oggi lo ricorda con un’insegna. Coadiuvato da una partigiana infermiera, Chiò fu responsabile dell’assistenza sanitaria di pronto intervento ai feriti, di regola appartenenti alla brigata ma – secondo la testimonianza del commissario politico, Enrico Fogliazza, Kiro – almeno in un caso anche a prigionieri tedeschi.
Nel 1945, subito dopo la Liberazione, don Lavagno e Badone si sarebbero assunti il compito di ricordare i caduti della brigata con un cippo al colle del Lys, a cui un gruppo di partigiani avrebbe aggiunto una lapide con i nomi e l’epigrafe “8-9-1943 – 26-4-1945 Fermati o passeggero e medita: in questa valle per la Libertà caddero dei partigiani d’Italia”. Nel 1999 il Comitato Resistenza Colle del Lys ha reso pubblico onore a don Lavagno con una targa posata sul muro della casa canonica a Mompellato.