Il Sentiero della Libertà

L’itinerario conduce dal colle del Lys alla frazione Favella di Rubiana

Difficoltà: E (escursionistico)
Tempo di percorrenza: 3h
Dislivello: 73 m in salita e 415 m in discesa

Itinerario

La storia

La mappa

Sul sentiero

Itinerario

Dall’Ecomuseo della Resistenza al colle del Lys, si prende il sentiero che sale sulla destra della facciata d’ingresso (indicazioni per Favella).

Attraversati alcuni prati, il sentiero diventa una strada asfaltata che termina davanti a un albergo ristorante; fiancheggiando l’edificio sulla destra, un’altra carrareccia conduce al colle della Frai (1337 m). Anziché proseguire verso le miande della Frai, giunti al colle occorre voltare a sinistra su un’altra carrareccia che si abbandona dopo pochi metri a favore del sentiero che, verso destra, entra in una fitta faggeta (n. 570, segnavia Cai bianco-rossi).

Costeggiando le pendici del monte Rognoso, il tracciato raggiunge in discesa la borgata Suppo di Rubiana (1244 m) da dove su una strada in parte asfaltata e in parte a fondo naturale prosegue fino alla deviazione a destra per la cappella della Nubbia (1145 m).

Su sentiero si perviene in fretta al torrente Messa, che si deve guadare su massi prestando molta attenzione soprattutto quando l’acqua è alta. Il sentiero risale poi la montagna in direzione sud fino al pilone Cerlùc (1200 m), contrassegnato da una croce di legno, da dove una strada sterrata conduce in discesa alle alpi Franchino e Ceira (1040 m).

Superata quest’ultima, in prossimità di località Briantera si abbandona la carrareccia a favore di un sentiero sulla destra, che scende su un piccolo corso d’acqua e lo attraversa. Sempre seguendo il sentiero, che nel tratto finale lascia posto alla strada asfaltata, si giunge infine alla frazione Favella (957 m).

La storia

L’itinerario si snoda attraverso molti luoghi di memoria della 17^ brigata Garibaldi “Felice Cima”. Nella primavera del 1944 le miande Suppo, a monte dell’omonima borgata, furono sede di una banda partigiana capeggiata da Pietro Bonino (Lupo), sostituita dopo l’inizio dell’estate da vari distaccamenti della brigata.

Appena a valle dell’alpe Franchino, nelle vicinanze delle diroccate miande Bonavero, un cippo sul ciglio della carrareccia ricorda il comandante della brigata Amedeo Tonani (Deo), il vicecomandante Sergio Rapuzzi (Pucci) e i partigiani Antonio Di Tommaso (Paolo), Romeo Sandri (Romualdo), Gino D’Amico e Giacinto Porcelli (Zini), caduti il 29 marzo 1945 durante un rastrellamento nazifascista.

Nell’autunno del 1944, in prossimità della frazione Favella – nella cui scuola elementare la brigata celebrava la giustizia e aveva allestito un magazzino – s’installò infine il distaccamento femminile “Anita Garibaldi”.

Le donne avevano il compito di effettuare servizi di sartoria, infermeria e staffetta, ma alcune di loro parteciparono anche ad azioni di guerra ottenendo dopo la Liberazione la qualifica di partigiane combattenti.

Il distaccamento femminile – che in zona ebbe un solo simile, nella 19^ brigata Garibaldi “Eusebio Giambone” – testimonia la volontà della Resistenza di costruire rapporti di genere antitetici a quelli imposti per vent’anni dal fascismo e inclini invece a riconoscere alle donne il pieno diritto di concorrere come protagoniste alla vita pubblica.