Il Sentiero da Favella a Pra dou col

L’itinerario congiunge la borgata Favella di Rubiana (957 m) con il colle La Bassa (Pra dou col, 1493 m), punto di passaggio tra le alte valli dei torrenti Messa e Sessi.
Difficoltà: E (escursionistica)
Tempo di percorrenza: 2 h
Dislivello: 536 m in salita

Itinerario

La storia

La mappa

Sul sentiero

Itinerario

Dalla parte alta del villaggio, su strada asfaltata si raggiunge l’inizio del sentiero (n. 570b, segnavia Cai bianco-rossi) che risale il bosco diretto a sud-ovest.

Oltrepassata l’azienda agricola Muanda Nuova e raggiunte le miande Soffietti, con lo stesso sentiero o con la strada asfaltata, si sale alle miande Praiasse (1239 m).

Tornati su un sentiero (n. 577, segnavia Cai bianco-rossi) che si snoda tra bosco rado e arbusti isolati, si raggiunge infine il colle La Bassa, localmente chiamato Pra dou col (Prato del colle, 1493 m).

L’insellatura è molto panoramica e permette di localizzare vari luoghi di memoria della 17^ brigata Garibaldi “Felice Cima”, come le alpi Cormeano (1456 m) sul versante della valle del Sessi, Frassa (1426 m) e Marino (1348 m) nell’alto bacino del Messa, non più raggiungibili per l’abbandono dei sentieri d’accesso.

La storia

Il percorso tocca i luoghi in cui si svolse il rastrellamento del 29 marzo 1945.

Per indebolire sul piano numerico e soprattutto logistico la presenza partigiana tra Rocca Sella, il monte Civrari e il monte Rognoso, i nazifascisti schieravano circa 800 uomini tra alpenjaeger, alpini della divisione Monte Rosa e militi delle Brigate nere, protetti da artiglieria e mitragliatrici. I partigiani, muniti solo di mitragliatrici, potevano invece contare solo su circa 170 uomini – buona parte dei quali per giunta dislocata intorno a Valdellatorre – e imperniavano le difese sulle postazioni dei distaccamenti Girotto (tra Rocca Sella e il monte Sapei), Faleschini (tra il Sapei e il monte Civrari) e Tolmino (tra il Monte Civrari e il Monte Rognoso).

L’attacco scattò di notte dalla valle di Susa e penetrò profondamente sia nella valle del Messa sia in quella del Sessi prima di essere percepito dalle sentinelle della “Felice Cima”. Mentre il distaccamento Girotto rallentava l’avanzata nemica sul versante di Rubiana, il comando di brigata protetto dal Faleschini organizzò lo svuotamento dei magazzini. Un secondo attacco nazifascista, partito dal bacino del rio Richiaglio e non contenuto dal Tolmino, e il sopraggiungere degli alpenjaeger, saliti dalla valle del Sessi coperti dalla nebbia, fecero tuttavia precipitare la situazione.

Uno dei gruppi approntati dal comando di brigata – formato dal comandante Amedeo Tonani (Deo), dal vicecomandante Sergio Rapuzzi (Pucci), dal comandante del Faleschini Dante Pini (Pineugia), dal responsabile dell’Intendenza Giovanni Malara (Icaro) e dai partigiani Severino Sticca (Gim) e Romeo Sandri (Romualdo) – dovette ripiegare verso fondovalle: intercettato presso l’alpe Franchino, perse Romualdo e Pucci ed ebbe Deo gravemente ferito (sarebbe spirato il giorno dopo all’alpe Marino) e Gim catturato.

Un secondo gruppo – con il comandante del Tolmino Enzo Balestra (Micio), il vicecomandante del Mondiglio Gino D’Amico e i partigiani Antonio Di Tommaso (Paolo) e Gennaro – fu invece fatto bersaglio dal fuoco nemico mentre saliva all’alpe Frassa: Paolo morì e Gino, ferito, si uccise per non cadere vivo nelle mani dei tedeschi. Alla fine della tragica giornata, la brigata avrebbe pianto anche Giacinto Porcelli (Zini), Giuseppe Cogerino (Vigìn), Mario Vindrola e Luigi Ruggeri (Carmen).